Quando viaggio, per precauzione sostituisco l'orologio.
Ed è bello pensare che Gucci è tornato ad essere l'alternativa cheap.
Dopo due giorni passati a letto con l'Australiana, mi sento uno straccio.
Certo una cosina così aiuterebbe a rimettermi in sesto.

CATWALK UPDATE
L'impero dei neutri
So 70s
Il glamour anni '70 continua ad imperversare sulle passerelle e s'incarna di giorno nelle camicette che gli inglesi chiamano “pussy-cat bow” -ovvero con il fiocco da segretaria sexy abbinate ad hot pants o a pantaloni svasati. La sera compaiono abiti tenda dall'aria decisamente hippy, se non fosse per quelle tinte così sofisticate...
Ah, per la cronaca: contro ogni previsione, sopravviveranno i gladiators visti sulla passerella di La Perla, qui a fianco.
Architechtural Digest
La prossima Primavera-Estate, i designer continuano la sperimentazione sui volumi che nelle ultime stagioni si è vista sulle passerelle. A capi bidimensionali, semplici drappi di tessuto che si modellano sul corpo, si alternano abiti che sembrano voler testare le potenzialità tridimensionali dell'abbigliamento, come sulle passerelle di Antonio Marras (a fianco) e Valentin Yudashkin.
(Ovvero: Frida nel ruolo dell'Ereditiera)
I marchi del lusso spesso vantano (o millantano) epiche origini.
Coco Chanel - puntualmente in anticipo- s'era inventata di ricche zie e un padre emigrato per occultare le sue umilissime origini... Ed oggi non c'è solo il successore Lagerfeld ad imitarne il vezzo.
Vero o presunto che sia, l'heritage incarna il nocciolo più essenziale dei valori del brand, quello che sta scritto nel suo dna e nei casi più fortunati si materializza in quella che diventa la signature della griffe.
Il morso di Gucci per esempio rimanda alla storia del signor Guccio, che ad inizio secolo in quel di Firenze decise di aprire una bottega di selle e borse... Ed oggi quando orna i celebri mocassini, si trasforma in stampa, in gioiello, o addirittura in texture continua a raccontarci la stessa storia.
Naturalmente piace a tutti ascoltare delle storie, ma c'è qualcosa di più nell'heritage che un piacevole racconto: per i brand, come anche per le persone, l'eredità è qualcosa con cui si nasce addosso, e di cui non potremmo – anche volendo- liberarci.
Per le persone il problema non si pone – o se si pone, costa caro quanto un paio d'anni di analisi.
Per le griffe il problema si pone eccome: e se solo la coerenza è destinata è sopravvivere, per l'incoerenza non c'è Freud che tenga... E il conto da pagare è davvero salato.
My Heritage - 2008
“ All'inizio del ventesimo secolo, il Giappone divvenne improvvisamente di moda.
Nel 1918 Madeleine Vionnet studiò capi basati su un taglio pulito, rettangolare.Oggi, ci sembra una banalità, ma era qualcosa assai diverso da tutto ciò che si era visto fino ad allora. Di colpo, l'abito non aveva più una forma a sé stante, fatta di stecche e lacci in cui il corpo veniva costretto, ma ma diventa un drappo bisimensionale che si modella su chi lo abita. Lavorando sull concetto orientale, dell’abito destrutturato -che prende forma sul corpo che lo indossa- la coutourier giungerà all'ideazione del taglio di sbieco...”

“Ma un altro aspetto -complementare al precedente, secondo la migliore tradizione zen- dell’estetica orientale non sfugge all’attenzione (...) quello della bellezza scarna e contemplativa, generata spontaneamente dai dettagli dell'insieme. (...) mise meno vistose, ispirate al principio del wabi, arte della semplicità coltivata: le donne che le indossano hanno volti stilizzati come l’onna-gata e prediligono sfumature spente, dai toni ombrosi”.

Avevo scritto queste cose per un piccolo essay sulla storia del kimono nella moda occidentale, ma credo che prestino benissimo a descrivere il lavoro di Paola.
Il suo GLIX studio indaga le mille possibilità di una stoffa di modellarsi du un corpo, con lo stratagemma di minuscole asole e bottoncini che percorrono i capi.
E se i tessuti sono ricercati shantung o sofisticati misti di cotone e rafia, allora gli effetti diventano geometrici e modulabili, come in un origami di stoffa croccante.
Gli abiti di Paola li potete vedere presso RIVAVIVA, in via Lambertenghi 18 a Milano fino al 19 Giugno

Thanks to: NoW! Communication
DO ITALIANS DO IT BETTER ?
Sto leggendo questo libriccino edito dalla Harvard Business School, che ho agguantato al volo tra un check-in ed un imbarco, soprattutto per via del promettente titolo della collana di cui fa parte: Pocket Mentor.
C'è da dire che il libro si chiama Managing Time, e se ci sono due cose di cui sento assolutamente la mancanza sono il Time appunto ed un Mentor. Se poi arrivano insieme, si infilano in borsa, costano dieci dollari e mi distraggono mentre volo verso mete improbabili...
Come rinunciare?
Ancora oltremodo innervosita da quel distillato del peggio degli USA che solo il JFK può incarnare, prendo posto nel connecting flight. E il mio astio verso l'America comincia a smozarsi, perchè già dalll'indice sono costretta a riconoscerlo: se c'è una cosa che gli americani sanno proprio fare, quella è il management.
Che poi applichino lo stesso principio indistintamente a tutto, dal business alla palestra alla ricerca di un fidanzato, è un altro paio di maniche...
Ma il punto è che loro sono pragmatici! Pratici, result oriented, partigiani della schedule, suffragetti della meritocrazia: e secondo me, onestamente, funziona.
Quindi, ho approfittato del rientro - un paio di giorni dopo- per sciropparmi diligentemente il resto del volumetto... E appena rientrata ho cominciato a fare i compiti a casa.
Ho passato una serata a fare una meravigliosa lista, suddividendo i tasks, suddivisi per tutti i progetti che sto seguendo, in MustDo, ToDo e CanWait.
Solo che poi ho cominciato dai CanWait...